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“NON COLPEVOLE…!”

Il 27 gennaio 2016, nell’Aula Magna del Canova, per le Quinte lo spettacolo di e con Adriano Marcolini. Il dramma del genocidio armeno, mai riconosciuto dalla Turchia, va in scena per celebrare la Giornata della Memoria: il primo genocidio del Novecento per ricordare  tutti gli altri che si sono succeduti nel XX secolo e che non accennano a finire.

La documentazione fotografica è della Quinta D multimediale del Liceo Artistico “Boscardin”.

E’ il 3 Giugno 1921. La prima Guerra Mondiale è finita da qualche anno con la sconfitta della Germania e dell’Impero Ottomano suo alleato.

Dinanzi alla Corte d’Assise del Terzo Tribunale Regionale di Berlino si celebra un processo per omicidio che avrebbe avuto importanti ripercussioni sul piano dei rapporti tra le Nazioni appena uscite dal conflitto.

La vittima è Talaat Pascià, ex Ministro ottomano degli Interni, già condannato a morte dalla Corte Marziale Speciale post-bellica e fuggito in Germania dopo la fine della guerra. L’omicidio è stato commesso da Soghomon Tehlirian, studente armeno riparato in Germania, come tanti altri scampati all’eccidio, in quella che gli storici definiscono “diaspora armena”.

Soghomon Tehlirian è stato arrestato subito dopo aver commesso il delitto ed è reo confesso, ma il processo, apparentemente semplice, assume via via caratteri non prevedibili.

Il percorso dello spettacolo, attraverso le voci di chi in prima persona ha vissuto una terribile realtà, riporta alla memoria il genocidio della popolazione armena degli anni 1915 – 1916 e conduce, alla fine, ad una sorprendente conclusione del processo, dovuta alla Giuria popolare berlinese che, come quasi tutto il popolo tedesco, ignorava fino a quel momento i fatti accaduti nella Nazione alleata.

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ADRIANO MARCOLINI è attore e autore teatrale con esperienze anche cinematografiche e televisive per le regie di Carlo Vanzina, Dennis Dellai, Sergio Serafini (allievo di Strehler e di Roberto Rossellini). Ha recitato in vari e importanti teatri nazionali (Roma, Viterbo, Siena, Lucca, Vicenza, Grosseto, Macerata, Milano, Gorizia) con registi come Giancarlo De Bosio, Renato Stanisci, Piergiorgio Piccoli. Interessato a progetti musico-teatrali e a tematiche di tipo storico, conduce Corsi e Laboratori di formazione teatrale ed espressione ed è autore di varie opere teatrali.

MANUEL BENDONI è un bravo attore di NAUTILUS CANTIERE TEATRALE e alterna l’attività teatrale con l’insegnamento della danza, attivando laboratori e corsi.

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MARA  SANTACATTERINA è una promettente attrice di NAUTILUS CANTIERE TEATRALE  Compagnia di livello professionale con sede a Vicenza. Laureata in Architettura, si dedica anche alla Scenografia teatrale avendo già elaborato interessanti progetti per THEAMA TEATRO.

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Teniamo chiuse le nostre bocche

Silenzio. E’ questo che ho sentito entrando nel campo di lavoro di Flossenbürg. Il cielo cupo, nuvoloso, un vento freddo e un silenzio assordante. Come possono esistere parole in un posto del genere? Come possiamo noi, che non sappiamo neanche cosa sia la vera sofferenza, comprendere ciò che provavano loro svestiti dei loro vestiti e della loro identità ?
Il mio pensiero è andato anche alle persone che abitano accanto a quel campo: mi sono chiesta se per caso abbiano dimenticato ciò che è accaduto dentro quelle mura; se per caso, il mattino, mentre vanno al lavoro, i loro occhi e i loro pensieri non vedano più, non ricordino più e passino oltre. E un giorno non lontano forse i loro figli, i loro nipoti non avranno più memoria di questa tragedia.
Noi non dobbiamo permettere questo, dobbiamo tenere acceso il ricordo, dobbiamo insegnare ai nostri figli che gli uomini hanno pari dignità e nessuno può essere calpestato.
Allora teniamo chiuse le nostre bocche camminando tra queste tombe, ma non la nostra memoria.

Chiara Zordan Classe V Btec. a.s. 2014/15

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Qualcosa che non possiamo neanche immaginare

Non è facile scrivere qualcosa riguardo quello che ho provato visitando posti come il campo di concentramento di Flossenburg, il Museo Ebraico o il monumento all’Olocausto di Eisenman. Non è facile perché non posso dire molto. Questi luoghi dovrebbero farci riflettere su quello che è successo, farci rivivere le sensazioni che hanno provato i deportati e i prigionieri di guerra durante le persecuzioni della Seconda Guerra Mondiale. La verità è che non potranno mai riuscirci completamente. Forse riescono a creare in noi qualche sensazione, ad esempio fa una certa impressione stare davanti a un forno crematorio, ma nessuno studente potrà mai capire cosa significava starci davanti quando era funzionante. Camminare sopra a dei volti di metallo o tra blocchi di pietra che “si alzano” man mano che si va avanti potrà anche confondere un attimo, ma dopotutto eravamo pur sempre degli studenti in gita che, dopo queste brevi esperienze, sarebbero tornati in albergo a cenare e a divertirsi nella notte.

Noi non potremo mai capire cosa significa essere veramente oppressi, prigionieri, disperati come le vittime dei Nazisti.
Quelle vittime hanno provato sensazioni che non posso e non possiamo neanche immaginare, perché non eravamo noi al loro posto.

Simone Piovesan Classe V B tec. 2014/15

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Posso solo tacere

Non è facile trascrivere sulla carta tutti i pensieri e le sensazioni che ho provato durante la visita del campo di concentramento di Flossenburg.
Prima sapevo dell’esistenza dei Lager dai libri di scuola, dalle discussioni o da qualche film visto in TV… poi li ho visti nella realtà. E la realtà è proprio dura, lascia senza parole come un pugno nello stomaco.
Cosa posso dire del filo spinato, delle baracche, dei numeri tatuati sulle braccia, del silenzio assordante che si percepiva. Della razionale volontà di annientare milioni di vite umane solo perché ebrei, zingari, omosessuali o oppositori politici…?
Forse posso solo tacere.
Il mio silenzio è un silenzio fatto di rispetto per tutte le vittime innocenti.
Spero che un orrore così possa non ripetersi mai più.
Nessuna vita umana dovrebbe mai essere calpestata, umiliata, uccisa come invece è purtroppo accaduto a Flossenburg.

Francesca Pizzolato Classe V Btec. a.s. 2014/15

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Una lista che potrebbe non avere fine

Un campo di concentramento senza camere a gas. Esiste? Esiste davvero?
Flossenbüg: campo di lavoro privo di camere a gas e dotato di un solo forno crematorio.
Ma come facevano a spegnere le migliaia di vite destinate a morire?
Questa di certo non era una domanda che si ponevano i responsabili; il loro compito era diminuire il numero di persone nel campo per poterne ospitare altre.
Qualsiasi tecnica andava bene, bastava solamente che fosse efficace.
Iniezioni di fenolo al cuore.
Fucilazioni.
Impiccagioni.
Una lista che potrebbe non avere fine.

Veder soffrire, piangere, tormentare… erano gli unici obiettivi del sergente Karl Weihe il quale volle anche un albero di Natale nel piazzale dell’appello decorato con una forca, a cui fece impiccare due prigionieri con grossi sacchi di carta colorati sulla testa.

Viviamo in un mondo dove ognuno ha le proprie idee, dove qualsiasi uomo è libero di pensare quello che vuole; ma davanti a questi fatti non credo ci siano riflessioni tanto diverse.
Tristezza.
Amarezza.
Dolore.
Una lista che potrebbe non avere fine.

Nicole Frighetto Classe V Btec. a.s. 2014/15

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