Dove può arrivare l’Uomo?

L’uomo è un essere finito, con limiti ben chiari e, se si considera che dove finisce la libertà di uno inizia quella di chi gli sta accanto, con libertà limitate. Ma è proprio da questo limite che l’uomo trae la forza per espandersi oltre ai suoi confini, al di là del suo limite fisico, per dar vita, nel bene e nel male, a idee, sogni, progetti.
Ed è proprio questo il pensiero che è emerso durante la mia visita a Mauthausen “dove può arrivare l’uomo se dà sfogo al proprio odio, materializzandolo. Dove può arrivare? ”
E allora credo sia importante tenere in vita questi luoghi, per certi aspetti inanimati, spogliati del vissuto quotidiano, ma intrisi di memoria. Una memoria sicuramente scomoda, ignobile e vergognosa ma necessaria a farci ricordare, nel percorso della vita dell’umanità, che ogni qualvolta ci fermiamo per guardarci indietro, ciò che vediamo deve servirci a rendere la strada meno tortuosa e ad aiutarci a non commettere gli stessi errori.
C’è solo una cosa peggiore dell’Olocausto: l’indifferenza.
Il “mai più” che si eleva da questi luoghi in opposizione al martirio patito non deve però essere un concetto di facciata. Esso deve tradursi, anche in noi giovani che non abbiamo vissuto direttamente queste atrocità, in una quotidianità, eticamente e moralmente integra, attenta anche e soprattutto ai più deboli e ai “diversi”.
È doveroso allora cogliere le grida che si sprigionano da quelle pietre mute.

Silvia Grotto Classe VBbio a.s. 2013/14

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