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Avete ragione voi

Tutto sarebbe ricominciato dopo la fine.

È come quando desideri una cosa con tutto il cuore, a tal punto da arrivare a strappartelo dal petto, o a annegarlo sotto litri di birra per non soffrire.

E poi arriva.

Quando ormai non hai più cuore nè voglia per possederlo.

Quando ormai non hai più vita, non hai più un sorriso, non hai più i denti, non hai più niente.

Vivo in un mondo senza persone.

Il cielo sembra indifferente a tutto questo. Lo invidio a volte.

Uomini pronti ad uccidere altri uomini per sostenere la pace.

Le persone non vogliono sentire ragione.

Puoi dirgli quello che vuoi, loro non capiranno mai. Non hanno mai capito niente.

E ti convinci di essere l’unico a capirne qualcosa.

O magari sei tu l’unico a non capirne niente. Magari sei tu l’unico che non ha mai capito niente.

Ti fanno diventare pazzo.

È una fortuna.

Le stesse persone che non capiscono niente si commuovono.

Si commuovono mentre alla televisione vedono maltrattamenti sugli animali. E afferrano il coltello per tagliare l’agnello sul loro piatto.

Si commuovono davanti all’inquinamento, e salgono nella loro macchina un po’ più tristi del solito.

Non vogliono sentir ragione. Sono loro gli unici ad averla.

E intanto io impazzisco.

È un bene.

Saranno loro a cambiare il mondo. Ma non oggi. Un altro giorno.

Oggi comincia la dieta,

oggi comincia la palestra,

oggi comincia il solito niente.

Insomma, un altro giorno.

Le stesse persone vogliono viaggiare.

Per farlo si trovano un lavoro, poi una ragazza, un figlio una famiglia, la partita la domenica, la chiesa alle festività. E poi si dimenticano perché hanno cominciato a lavorare. Aspettano la pensione. Avranno tutto il tempo per viaggiare.

E poi si ritrovano dentro casse di legno, con tutti i comfort e la comodità nel loro viaggio eterno verso il bel nulla.

Alcuni lo fanno senza rendersene conto. Alcuni lo fanno perché è così.

Piangiamo per gli omicidi, per la violenza sulle donne, per gli stupri. Quando è stato ognuno di noi a premere il grilletto ad afferrare il bastone e a tirare giù la lampo.

Vivere e viviamo. Con tutto e niente.

Persone che vivono in strada e persone con una villa e uno sguscia noci elettronico.

C’è nessuno? Mi sentite?

Più passa il tempo più mi accorgo che non c’è nessuno. Nemmeno tu.

Persone che passano la vita davanti ad uno schermo. Drogate dai social network.

E altre si commuovono. Per l’ennesimo eroe morto sul fronte.

La vostra vita non è poi più reale della loro.

I Maya e le loro profezie.

Nessuno si accorgeva che il mondo era già finito da un pezzo.

Il mondo finiva ogni volta che mi infilavo le mutande la mattina.

Ogni volta che accendevo la televisione.

Il mondo finiva e basta.

E le persone ridevano.

Erano troppo interessate a guardare i nuovi gossip, i nuovi scoop.

La nuova moglie del principe, il nuovo politico corrotto.

Le persone smettevano di sognare, smettevano di avere ideali.

Strappavano la testa ai propri figli senza accorgersene.

Le guerre continuavano.

Fratelli contro fratelli.

Era tutto finito.

Persone perdevano la speranza, persone perdevano la vita.

E io con la mia pazzia.

Natale, regali scartati. L’ennesimo pigiama. L’ennesima cosa inutile.

Tutto si è ridotto a questo. Quell’uomo appeso alla croce non ha mai insegnato niente.

L’uomo è possessivo e malvagio.

La rabbia che cresce e cresce. Fino ad esplodere.

Nessuno ascolta quello che hai da dire. Le persone sono frutti marci che non cadono.

Abbiamo tutto e non abbiamo niente.

Abbiamo perso l’interesse per la pioggia che cade, per il cielo, per le stelle, per il rumore del mare, per la natura, per gli animali, per un bel paesaggio, per una bella donna che ci ama, per noi stessi.

Abbiamo l’arte e abbiamo apriscatole elettrici.

Continuo a mischiare i colori sperando che ne esca qualcosa di buono. Ma l’uomo è solo un frutto marcio ancora appeso all’albero.

Alcuni caricano prostitute su macchine di lusso.

Alcuni bruciano formiche con lenti d’ingrandimento.

Altri ancora passano la notte dentro un bar. Ma il giorno seguente è peggio del precedente.

La puzza di marciume che ristagna nella stanza e esce fino ad arrivare ad impregnare tutto il mondo.

Ma la pazzia risolve tutto. Rende tutto più eccitante.

Era tutto finito.

Mi accesi una sigaretta, aspettando che le persone se ne rendessero conto.

Sapevo che avrei avuto bisogno di molti pacchetti

e probabilmente di molti polmoni.

Mirko Mattiello, Classe V B biol. 2012/13

Non so quanto c’entrino queste parole con il sito, o perlomeno con quello che finora si può leggere nel sito. Ho deciso di pubblicarle perché esprimono dei sentimenti, delle sensazioni di un giovane che vive nell’epoca dell’indifferenza e dell’emozione di superficie. Ciò che colpisce è il senso di solitudine e di distacco da tutto che viene percepito all’interno della società che ci circonda e di cui, volenti o nolenti, facciamo parte tutti. Una solitudine antica nell’era degli spostamenti veloci, una solitudine che facciamo fatica a comprendere e che ci fa perennemente sentire spettatori della vita degli altri. Ne vogliamo parlare? 

P.D.V.

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…dove passa la morte alla fine ritorna la vita

Ora, a settant’anni di distanza, un sovrumano silenzio regna su Terezin: le persone vi si recano e, da quanto questo luogo sia tetro, rimangono disarmate; allucinate e addirittura provate dopo aver fatto visita alle celle e ai punti dove venivano eseguite le condanne a morte dei prigionieri.
A Terezin le emozioni si mescolano in modo tale da lasciare come paralizzati: ad un sentimento di perdono si fonde uno spirito di vendetta, alla speranza si congiunge la disperazione, la pietà si stempera nell’amarezza. Come può essere successo tutto questo?
Ed è proprio in preda allo sbigottimento e alla tristezza che i numerosi visitatori di questa cupa testimonianza di barbarie cercano di trovare anche il più piccolo segno di rinascita.
Ma, cosa può indicare la persistenza della vita in un luogo dove migliaia di esseri umani, di bambini, sono stati strappati alla vita?
E invece… un fiore colorato, i meli carichi di frutti, il cinguettio di alcuni uccelli posati sul manto erboso, tutti diventano segni di come l’esistenza sia più tenace della morte e si faccia spazio in questa profonda quiete. Sono segni di speranza perché si sa, dove passa la morte alla fine ritorna la vita.

Matteo Dall’Igna   Classe V E Biologico

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Ora, sulle fosse comuni, cresce un albero di mele

Ora, a Terezin, sulle fosse comuni, cresce un albero di mele.
Da vita la vita, dicono.
Il silenzio del campo di concentramento nasconde il rumore dell’olocausto, delle grida, mute, delle migliaia di innocenti che furono uccisi senza pietà.
E’ difficile spiegare il brivido che ti assale quando immagini i bambini felici delle SS che ridono nuotando nella piscina poco lontano dai patiboli e dalle fosse comuni, che ora sono diventate delle colline erbose.

Foto di Barbara Dell'Orco

Le celle, le camerate, i forni: sono tutti testimoni silenziosi di quella che è stata una delle più alte dimostrazioni di crudele stupidità dell’uomo moderno.
Sembra tutto così lontano, come se appartenesse ad un altro mondo; e invece non è trascorso nemmeno un secolo.
NON BISOGNA DIMENTICARE
Solo la visita di questi luoghi può far comprendere veramente cosa furono la disperazione e la crudeltà che regnarono a Terezin. Solo quelle mura possono raccontare i fatti e gli avvenimenti che hanno, purtroppo, segnato la nostra Storia; e lo fanno con il loro devastante silenzio.

Alex Giacomoni Classe V E Biologico

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Ed io cammino qui, nella polvere

Ho già visto un campo di concentramento prima di Terezin ma, forse per il cielo grigio o il vento freddo di quella mattina, ho provato qualcosa che non ho sentito negli altri. E’ difficile da spiegare; le parole non sono sufficienti e io non sono un poeta in grado di trasmettere emozioni con la carta e l’inchiostro.
Quella mattina, la sensazione di muovere i miei passi proprio dove li avevano mossi persone con il terrore della morte nelle ossa mi faceva provare una pesante sensazione di bruciore nello stomaco. “Ora non soffrono più”, mi dicevo come magra consolazione, “sono morti, sono lì nelle fosse comuni davanti a me”…Solo alcuni però…”e gli altri?” Bruciati nei forni crematori.
“Ed io cammino qui, nella polvere, e probabilmente le ceneri dei loro corpi sono ancora nell’aria, mescolate con questa polvere che respiro mentre mi muovo tra le mura di questo campo di concentramento”.
Ho trattenuto il respiro quando sono caduto su questo pensiero, non sopportavo l’idea di respirare quella polvere! L’odio degli uomini ha trasformato in polvere altri uomini: sono terrorizzato da questo.
Bisogna ricordare, dicono, ricordare le vittime dell’odio. Io nel mio piccolo porterò per sempre le sensazioni che ho provato quella mattina e il mio ricordo sarà la goccia nel mare dell’esistenza che non permetterà mai che la polvere di quei giorni venga dimenticata.

Alessandro Danieli  Classe V E Biologico

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Voglio restare sola …

Il sole non si vede, le nuvole sono basse e una leggera nebbia ricopre ogni cosa.
Sembra di entrare in un’altra epoca, un altro mondo, un’altra realtà, tetra, gelida, senza vita: è qui che il tempo si è fermato.
La volontà di conoscere la storia e il desiderio di scappare dalla crudeltà di questo posto combattono nella mia testa.
Il ricordo brucia, fa male: non è la tristezza che mi invade ma l’odio verso la brutalità dell’uomo che ha saputo distruggere la straordinarietà e la bellezza della vita Dio solo sa di quante persone.
L’ uomo non può aver fatto tutto questo… non riesco a crederlo.
La mia mente vaga nel silenzio, nell’orrore, nella realtà inumana: ho freddo, il mio cuore trema, ho tanta paura.
Non c’è umanità, logica, giustizia, non vi sono nemmeno scusanti: c’è solo tanto vuoto, nessuna consolazione.
Continuo a camminare, voglio restare sola … Dov’è l’amore?

Elisabetta Benetti  Classe V B Biologico

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