…dove passa la morte alla fine ritorna la vita

Ora, a settant’anni di distanza, un sovrumano silenzio regna su Terezin: le persone vi si recano e, da quanto questo luogo sia tetro, rimangono disarmate; allucinate e addirittura provate dopo aver fatto visita alle celle e ai punti dove venivano eseguite le condanne a morte dei prigionieri.
A Terezin le emozioni si mescolano in modo tale da lasciare come paralizzati: ad un sentimento di perdono si fonde uno spirito di vendetta, alla speranza si congiunge la disperazione, la pietà si stempera nell’amarezza. Come può essere successo tutto questo?
Ed è proprio in preda allo sbigottimento e alla tristezza che i numerosi visitatori di questa cupa testimonianza di barbarie cercano di trovare anche il più piccolo segno di rinascita.
Ma, cosa può indicare la persistenza della vita in un luogo dove migliaia di esseri umani, di bambini, sono stati strappati alla vita?
E invece… un fiore colorato, i meli carichi di frutti, il cinguettio di alcuni uccelli posati sul manto erboso, tutti diventano segni di come l’esistenza sia più tenace della morte e si faccia spazio in questa profonda quiete. Sono segni di speranza perché si sa, dove passa la morte alla fine ritorna la vita.

Matteo Dall’Igna   Classe V E Biologico

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