Ed io cammino qui, nella polvere

Ho già visto un campo di concentramento prima di Terezin ma, forse per il cielo grigio o il vento freddo di quella mattina, ho provato qualcosa che non ho sentito negli altri. E’ difficile da spiegare; le parole non sono sufficienti e io non sono un poeta in grado di trasmettere emozioni con la carta e l’inchiostro.
Quella mattina, la sensazione di muovere i miei passi proprio dove li avevano mossi persone con il terrore della morte nelle ossa mi faceva provare una pesante sensazione di bruciore nello stomaco. “Ora non soffrono più”, mi dicevo come magra consolazione, “sono morti, sono lì nelle fosse comuni davanti a me”…Solo alcuni però…”e gli altri?” Bruciati nei forni crematori.
“Ed io cammino qui, nella polvere, e probabilmente le ceneri dei loro corpi sono ancora nell’aria, mescolate con questa polvere che respiro mentre mi muovo tra le mura di questo campo di concentramento”.
Ho trattenuto il respiro quando sono caduto su questo pensiero, non sopportavo l’idea di respirare quella polvere! L’odio degli uomini ha trasformato in polvere altri uomini: sono terrorizzato da questo.
Bisogna ricordare, dicono, ricordare le vittime dell’odio. Io nel mio piccolo porterò per sempre le sensazioni che ho provato quella mattina e il mio ricordo sarà la goccia nel mare dell’esistenza che non permetterà mai che la polvere di quei giorni venga dimenticata.

Alessandro Danieli  Classe V E Biologico

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