La cera scivola pian piano

È difficile pensare che l’uomo possa essere arrivato a tanta crudeltà, che sia riuscito a divertirsi vedendo le persone che si suicidavano per il dolore, giocando con i deportati, facendoli soffrire e portandoli fino allo stremo delle forze.

Per capire di che cosa sto parlando basta citare una parola: Hitler.

Come lui non c’è stato nessuno. I campi di concentramento che fece costruire servivano ad eliminare tutte le razze e a salvarne una soltanto, la più potente: la razza ariana. Il razzismo, la discriminazione verso il prossimo sono argomenti ancora discussi al giorno d’oggi. Quell’odio nei confronti di ebrei, omosessuali, zingari, prigionieri politici e handicappati si sente tuttora quando si visitano i campi di concentramento.

“Boom !” Il tempo si ferma, i pensieri iniziano ad occupare tutta la tua mente, un nodo alla gola è pronto a salire, gli occhi si fanno più spenti e un senso di solitudine ti trapassa mentre cammini in mezzo a questi luoghi scrutando qualsiasi particolare. Per me sono emozioni forti, ma anche emozioni che si devono provare. Può sembrare una banalità ma camminando tra le baracche mi viene da immedesimarmi, mi sembra di essere come quelle persone che hanno sofferto, mi viene da pensare a come sarebbe stato dormire in 5-6 su di un tavolato, a come sarebbe stato resistere tutto quel tempo mangiando la “minestra” di bucce di patate e carote, a come sarei se fossi una sopravvissuta. Allo stesso tempo mi chiedo se mai avrei attuato atti di cannibalismo oppure se mi sarei suicidata; un pensiero macabro ma, come mi hanno insegnato, per capire veramente una situazione devi viverla personalmente.

Quando osservo i forni crematori, mi viene ogni volta da paragonare la pelle delle persone a delle candele che con il calore si sciolgono, mentre la cera scivola pian piano unendo i corpi in un’unica sofferenza.

Immagino le urla delle persone ma soprattutto le SS che rimangono passive a guardare le atrocità e il dolore e mi domando: “se avessero pensato di essere dei deportati e di soffrire come gli altri, sarebbero stati in grado di fermarsi di fronte al dolore di altri uomini oppure la consapevolezza del male era per loro inesistente?”

Anna Girardello Classe V Bbio a.s. 2013/14

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