MAUTHAUSEN, PER NON DIMENTICARE

Ho provato una strana sensazione di smarrimento e incredulità mentre camminavo in uno dei luoghi dove è avvenuto uno dei più grandi genocidi della storia, dove un numero incredibile di persone innocenti sono state massacrate dalla fatica e dalla fame e poi uccise, senza nessun motivo. Chi entrava in questa prigione non aveva via d’uscita perché la dignità di esseri umani dei deportati veniva completamente calpestata: non erano nemmeno ritenuti degni di essere chiamati per nome e diventavano solo un insignificante numero. L’unico modo per porre fine alle loro sofferenze era morire e quei pochi che ne sono usciti vivi sono rimasti segnati da questa orribile esperienza per tutta la vita. La domanda che spesso mi pongo è perché sia successo tutto ciò e come la folle idea della mente perfida di una sola persona abbia portato al compimento di questa strage immensa.
Ormai la storia non si può cambiare, ma è nostro dovere ricordare e visitare un campo di concentramento è un modo per portarsi dietro un ricordo indelebile di quell’indegno genocidio. Basta vedere le baracche piccolissime in cui erano stipati centinaia di deportati per capire il modo disumano in cui venivano trattati; e poi vedere la lunghissima scalinata sconnessa dove i deportati erano costretti a portare sulle spalle dei massi di pietra, in modo che i generali tedeschi si divertissero nel vederli soffrire. E soprattutto leggere l’elenco infinito dei nomi di tutti coloro che hanno perso la vita nel modo più abietto possibile. Come si possono considerare delle persone coloro che hanno compiuto questo scempio? L’unica cosa che si può pensare è che tutto questo è stata una vergogna per l’umanità, una carneficina che non deve mai più ripetersi. E proprio per questo non bisogna dimenticare.

Andrea Cubalchini Classe VBbio a.s. 2013/14

 

Ingresso

 

Cortile delle rimesse

 

Accesso al campo

 

Muro del pianto

 

 

Cortile delle rimesse

 

Appelplatz

 

 

Baracca

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