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E’ difficile pensare

Con la costruzione dei campi di concentramento l’uomo ha privato altri uomini della loro libertà. Le vittime dei lager sono moltissime e le persone che sono riuscite a salvarsi sono rimaste prigioniere del ricordo di quello che hanno vissuto nei campi di sterminio. E’ difficile pensare che sia stato l’Uomo l’artefice  di questo genocidio ed è ancora più difficile pensare che ci sono persone che rinnegano quello che è accaduto. Speriamo almeno che la storia ci aiuti a non commettere più gli  errori fatti in passato.

Sonia Zocca Classe VBbio a.s. 2013/14

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Destinazione Mauthausen!

Dopo aver sentito parlare in molti libri di storia di Shoah, finalmente ho la possibilità di visitare uno dei due più famosi campi di concentramento nazisti.

Solo il pensiero mi suscita grande curiosità ed interesse!

Eccoci arrivati! Già dal pullman si può notare un grande caseggiato circondato da filo spinato. Le spine di questo filo fanno realmente capire che si è giunti a destinazione. L’emozione inizia a salire.

E’ il momento di entrare e, una volta varcata la soglia, un insieme di sensazioni e paure mi circondano.

Sulla destra il “Muro del pianto”. Quel muro ricoperto solamente dai nomi delle persone che hanno vissuto in quel luogo  trasmette il il dolore dei famigliari dei deportati che vogliono lasciare un ricordo del loro caro. Tutti lo guardiamo in silenzio e qualche lacrima scende.

Abbiamo la possibilità di visitare qualche baracca. All’interno di queste dei tavolati di legno, i loro letti!

In alcune stanze sono appese foto che mostrano le brutalità subite da quelle povere persone. Solo il pensare a quelle immagini mi vengono i brividi.

Visitato il resto del campo, siamo giunti in una stanza particolare: la stanza dei nomi. Questa stanza presentava  dei grandi schermi con sopra incisi tutti i nomi di coloro che erano stati portati in quel luogo. E’ stato impressionante vedere che ogni singolo spazio di quegli schermi fosse riempito da nomi non solo di adulti ma anche di bambini.

E’ difficile immaginare questo posto, ora vuoto, un  tempo pieno di persone che venivano maltrattate solo perché di razza ebraica.

Mi sento di fare un appunto però: il poco tempo a disposizione e le numerose manutenzioni che si stavano svolgendo all’interno del campo hanno reso l’atmosfera del luogo più leggera del dovuto.

Nonostante ciò, le sensazioni che si provano all’interno del campo sono forti perché quel luogo permette di immaginare cos’hanno passato quelle persone.

Alessia Dalla Valle Classe V Bbio a.s. 2013/14

 

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La cera scivola pian piano

È difficile pensare che l’uomo possa essere arrivato a tanta crudeltà, che sia riuscito a divertirsi vedendo le persone che si suicidavano per il dolore, giocando con i deportati, facendoli soffrire e portandoli fino allo stremo delle forze.

Per capire di che cosa sto parlando basta citare una parola: Hitler.

Come lui non c’è stato nessuno. I campi di concentramento che fece costruire servivano ad eliminare tutte le razze e a salvarne una soltanto, la più potente: la razza ariana. Il razzismo, la discriminazione verso il prossimo sono argomenti ancora discussi al giorno d’oggi. Quell’odio nei confronti di ebrei, omosessuali, zingari, prigionieri politici e handicappati si sente tuttora quando si visitano i campi di concentramento.

“Boom !” Il tempo si ferma, i pensieri iniziano ad occupare tutta la tua mente, un nodo alla gola è pronto a salire, gli occhi si fanno più spenti e un senso di solitudine ti trapassa mentre cammini in mezzo a questi luoghi scrutando qualsiasi particolare. Per me sono emozioni forti, ma anche emozioni che si devono provare. Può sembrare una banalità ma camminando tra le baracche mi viene da immedesimarmi, mi sembra di essere come quelle persone che hanno sofferto, mi viene da pensare a come sarebbe stato dormire in 5-6 su di un tavolato, a come sarebbe stato resistere tutto quel tempo mangiando la “minestra” di bucce di patate e carote, a come sarei se fossi una sopravvissuta. Allo stesso tempo mi chiedo se mai avrei attuato atti di cannibalismo oppure se mi sarei suicidata; un pensiero macabro ma, come mi hanno insegnato, per capire veramente una situazione devi viverla personalmente.

Quando osservo i forni crematori, mi viene ogni volta da paragonare la pelle delle persone a delle candele che con il calore si sciolgono, mentre la cera scivola pian piano unendo i corpi in un’unica sofferenza.

Immagino le urla delle persone ma soprattutto le SS che rimangono passive a guardare le atrocità e il dolore e mi domando: “se avessero pensato di essere dei deportati e di soffrire come gli altri, sarebbero stati in grado di fermarsi di fronte al dolore di altri uomini oppure la consapevolezza del male era per loro inesistente?”

Anna Girardello Classe V Bbio a.s. 2013/14

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Novembre a Mauthausen

Il campo di deportazione di Mauthausen è stato costruito nel 1938 in alta Austria.

Considerato un campo di lavoro, fu il primo ad essere eretto fuori dai confini tedeschi. Qui si attuò lo sterminio attraverso lo sfruttamento di uomini per estrarre il granito dalla cava adiacente al campo.  Al primo impatto visivo, la struttura ha subito rievocato in noi un senso di angoscia causato dalla memoria di tutte le persone che lì avevano perso la vita.

Chiudendo gli occhi potevamo ancora udire i pianti nella notte, le grida di disperazione e le urla incessanti di dolore di tutti i deportati.

Per non dimenticare tutto quello che è accaduto in questo campo e in tutti gli altri, sono stati costruiti dei monumenti in memoria dei caduti: tutto ciò non ridarà la vita ai deceduti ma terrà vivo il loro ricordo nelle generazioni future, in segno di rispetto.

Abbiamo visitato il campo in autunno e non abbiamo potuto non associare quelle fragili vite alle foglie che cadono sotto i colpi del vento depositandosi a terra una sopra l’altro formando un manto esanime, esanime come i deportati falciati dalla morte che venivano ammassati in modo impietoso in fredde fosse comuni.

 

Francesca Rizzotto, Mattia Sartori e Pierfrancesco Saugo, Classe V B bio. A.s. 2013/14

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Tra noi e la libertà

Tra noi e la libertà un immenso muro
Tra noi ed il cielo un filo spinato.
Le torrette di guardia
moderni bastioni che ci opprimono;
Un lume di luce ne illumina l’interno;
Si può intravvedere ancora, attraverso le finestre scardinate, il giudice di libertà:
Un fucile al posto del martello
Una divisa al posto della toga.
La libertà è sempre respinta,
Il martello colpisce il legno,
Il suono prodotto è uno sparo:
Bang
Richiesta di libertà… respinta!

Matteo Mogentale 5BBio

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