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Mauthausen: la Luce dell’Anima non muore mai

Erano uomini, donne, bambini,

ognuno con il proprio immenso valore e dignità.

La vita gli palpitava dentro e,

come tesoro nascosto,

celava sogni desideri attese.

L’anima racchiudeva la luce e la bellezza di Dio che si fa dono,

in un una piccola e flebile speranza

per non morire e lasciarsi morire.

Grandi occhi cercavano conforto e coraggio,

abbracci e mani si intrecciavano in un unico dolore,

così grande, così immenso.

In quell’abbandono e in quel silenzio,

la vita perdeva il suo senso.

 

Solo l’anima non poteva morire.

 

Sguardi e volti ormai consumati

ricoprivano la terra,

ma nel manto di quel cielo azzurro,

mille e mille anime, ancora oggi,

vivono e danzano nelle ali del vento.

 

Nicola Zorzo e Sofia Zorzo

A.S. 2013-2014

Classe 5°B biologico

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Troppo ordine

Personalmente quando ho visto dall’esterno il campo di concentramento di Mathausen ho fatto fatica a pensare ad esso come a un luogo di morte. La giornata era limpida e per chiunque, ignaro delle atrocità commesse al suo interno, il campo sarebbe potuto sembrare una banalissima fabbrica.

Dopo aver varcato un portone d’ingresso ci si trova in una grande piazza, alla fine della quale c’è una grande scalinata che porta al vero e proprio ingresso al campo. Attualmente, l’ingresso è sovrastato da un monumento di pietra bianca, che rappresenta un uomo congelato. Inizialmente non capivo il suo significato, solo dopo la spiegazione della professoressa sono rabbrividita: la statua rappresenta uno dei passatempi preferiti dalle SS, cioè bagnare i deportati con acqua ghiacciata e lasciarli congelare al freddo. Pur sapendo ciò che è successo all’interno di quel luogo e in tanti altri simili, questa è l’unica cosa che mi ha veramente impressionata, perchè mi è quasi sembrato di essere presente nel momento in cui accadeva: troppo ordine e troppa accuratezza nella riedificazione austriaca.
Nonostante la condanna mondiale, c’è chi nega lo sterminio e chi ancora ne attua, dimostrando che quanto è successo altro non è che un’espressione aberrante della natura umana.

 

Mauthausen, Le mura

Mauthausen, Le mura

 

Alice Antoniazzo VBbio., a.s. 2013/14

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Deportati

Ripensando all’esperienza vissuta nel campo di concentramento di Mauthausen, mi torna alla mente la poesia “Soldati” di Ungaretti, dove l’autore con pochi versi riesce a descrivere l’incertezza della vita di un militare in battaglia. Allo stesso modo, questa poesia può riferirsi ai deportati di quel campo di concentramento i quali vivevano ogni giorno tra l’angoscia della vita e la speranza di morire a causa dell’invivibile situazione psicologica e fisica a cui erano costretti. I prigionieri, oltre a dover lavorare nella cava di marmo presente nel lager, erano anche il “passatempo” preferito dai soldati nazisti. Questi ultimi si divertivano a farli stare per ore in piedi per l’appello; a sottoporli a docce ghiacciate in pieno inverno, per cui molti morivano assiderati. A volte, nelle giornate piovose venivano fatti stendere per terra, a mo’ di “passerella umana”, per non far sporcare gli stivali ai generali.

Ogni deportato diventava allora come una foglia d’autunno che con un soffio di vento cadeva al suolo per non rialzarsi più.

Chiara Conti, Classe VBbiologico a.s. 2013/14

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Uno sguardo al passato

Noi che siamo uomini abbiamo il dovere di dare vita alla speranza che, come si dice, è “ultima a morire”. Per fare questo è necessario dare un’occhiata al passato e tornare indietro nel tempo, circa ad una settantina d’anni fa.

Allora, gli uomini “diversi” venivano strappati alla loro umile vita e separati (per sempre) dai loro parenti più stretti per essere rinchiusi in campi di deportazione: qui, venivano trattati peggio delle bestie in quanto dovevano lavorare tutto il giorno stremati dalla fame e afflitti dal persistente gelo invernale. All’interno dei campi di concentramento erano udibili solo le urla minacciose e prepotenti degli aguzzini e le grida di dolore di tutti i deportati che non conoscevano il vero motivo per cui si trovassero lì a subire tali ingiustizie di vita.
Noi che siamo uomini dobbiamo pensare a tutte le persone che sono state rinchiuse nelle camere a gas destinate a morire soffocate o a tutte quelle povere creature nude su cui venivano scagliati getti di acqua gelida in pieno inverno solo per divertimento o per dispetto.
Potrebbe tutto questo prendere il nome di “vita”? Assolutamente no. Tutto ciò è solamente ingiustizia.
Quello che dobbiamo riuscire a fare è guardare il passato e metterci bene in testa che errori brutali come quelli di 70 anni fa non devono mai più essere commessi da nessuno ai danni di nessun altro. E dobbiamo guardare il futuro con un sorriso stampato in faccia e pensare solo a cose positive. Solo noi possiamo modificare la vita e la realtà e dobbiamo farlo nel modo giusto.
In memoria di tutti quegli innocenti caduti, non dimentichiamo il passato e riflettiamo.

Valentina Doppieri, Classe VBbiologico a.s. 2013/14

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Mauthausen con gli occhi di Beatrice Carollo VBb a.s. 2013/14

ECCO PERCHE’ VOGLIO CONDIVIDERE

Arrivata al campo di concentramento come tanti altri visitatori, mi aspettavo di provare delle strane sensazioni: ad alcuni capita di percepire un’improvvisa debolezza fisica, ad altri  di sentire delle strane voci; altri ancora sono costretti ad uscire dal campo perché non riescono a reggere quell’atmosfera pesante e piena di dolore. A me non è capitato nulla di tutto questo e per un attimo ho avuto paura di essere insensibile. L’insensibilità è una caratteristica della società di oggi e io non voglio condividerla.  Poi ho pensato bene a tutto questo e mi sono accorta che tutte le sensazioni sopra descritte sono state soltanto la conseguenza di un’attenta “preparazione” psicologica. Ho visitato tutte le baracche, tutti i “luoghi della disperazione” e tutto il museo con vari reperti fotografici, ma solo quando sono arrivata all’autobus  e ho riguardato le foto che avevo fatto mi sono accorta che avevo fotografato solamente ciò che riguardava i deportati. Avevo tralasciato tutte le immagini dei tedeschi; loro non meritavano di essere fotografati.  Tutto ciò che riguardava i tedeschi non mi interessava. Quelle dei deportati erano immagini molto forti, ma io le fotografavo perché sapevo che avrei avuto modo di condividerle. Voglio che non si dimentichi ciò che è stato. Voglio condividere i miei scatti perché non dobbiamo sorvolare su ciò che l’uomo è in grado di fare contro il suo stesso genere perché tutto ciò non deve più accadere.

 

Mauthausen-Rimesse delle SS

 

Mauthausen-Portone d'ingresso

 

Mauthausen-Baracche lungo l'Appelplatz

 

 

Mauthausen-I letti

Mauthausen-Baracca1

Mauthausen-Camerata

Mauthausen-Interno

Mauthausen-Baracca

 

Mauthausen

Mauthausen-I bagni

Mauthausen-Registro

Mauthausen-Divisa

Mauthausen-Segno identificativo

 

Mauthausen-Oggetti di uso quotidiano

Mauthausen-Tavolo per cadaveri

Mauthausen-Forno

 

Mauthausen-Nomi

 

Mauthausen-Monumenro commemorativo

 

Mauthausen-Monumento commemorativo1

 

Mauthausen-Immagini dalla mostra

 

Mauthausen-Disinfestazione1

 

Mauthausen-Internati

 

Mauthausen-Deportato

 

Mauthausen-Deportato1

 

Mauthausen-Deportato2

 

Mauthausen-L'appello

 

Mauthausen-L'appello1

 

Mauthausen-Suicida

 

Mauthausen-Suicida1

 

Mauthausen-Suicidi

 

Mauthausen-Suicidio1

 

Mauthausen-Torturato in attesa di esecuzione

 

Mauthausen-Crematorio

 

Mauthausen-Vittime

 

Mauthausen-Fossa comune

 

 

 

 

 

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