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…dove passa la morte alla fine ritorna la vita

Ora, a settant’anni di distanza, un sovrumano silenzio regna su Terezin: le persone vi si recano e, da quanto questo luogo sia tetro, rimangono disarmate; allucinate e addirittura provate dopo aver fatto visita alle celle e ai punti dove venivano eseguite le condanne a morte dei prigionieri.
A Terezin le emozioni si mescolano in modo tale da lasciare come paralizzati: ad un sentimento di perdono si fonde uno spirito di vendetta, alla speranza si congiunge la disperazione, la pietà si stempera nell’amarezza. Come può essere successo tutto questo?
Ed è proprio in preda allo sbigottimento e alla tristezza che i numerosi visitatori di questa cupa testimonianza di barbarie cercano di trovare anche il più piccolo segno di rinascita.
Ma, cosa può indicare la persistenza della vita in un luogo dove migliaia di esseri umani, di bambini, sono stati strappati alla vita?
E invece… un fiore colorato, i meli carichi di frutti, il cinguettio di alcuni uccelli posati sul manto erboso, tutti diventano segni di come l’esistenza sia più tenace della morte e si faccia spazio in questa profonda quiete. Sono segni di speranza perché si sa, dove passa la morte alla fine ritorna la vita.

Matteo Dall’Igna   Classe V E Biologico

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Giochi

Buona notizia! Domani si gioca!
Giochi per bambini che dentro non lo sono più
giochi per gusci di bambini
giochi di facciata.
Bisogna sorridere e mostrarsi contenti
ma il freddo nell’anima
non fa sbocciare sorrisi.
Solo i fiori sbocciano,
tanti fiori per l’occasione
tanti clown appesi a steli sottili.
Oggi si gioca
oggi è il mio ultimo giorno
domani sarò soltanto un ricordo

I fiori non smetteranno di sbocciare,
lontano dal male, lontano da qui.

Giulia Cantarella Classe V B Biologico

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Ora, sulle fosse comuni, cresce un albero di mele

Ora, a Terezin, sulle fosse comuni, cresce un albero di mele.
Da vita la vita, dicono.
Il silenzio del campo di concentramento nasconde il rumore dell’olocausto, delle grida, mute, delle migliaia di innocenti che furono uccisi senza pietà.
E’ difficile spiegare il brivido che ti assale quando immagini i bambini felici delle SS che ridono nuotando nella piscina poco lontano dai patiboli e dalle fosse comuni, che ora sono diventate delle colline erbose.

Foto di Barbara Dell'Orco

Le celle, le camerate, i forni: sono tutti testimoni silenziosi di quella che è stata una delle più alte dimostrazioni di crudele stupidità dell’uomo moderno.
Sembra tutto così lontano, come se appartenesse ad un altro mondo; e invece non è trascorso nemmeno un secolo.
NON BISOGNA DIMENTICARE
Solo la visita di questi luoghi può far comprendere veramente cosa furono la disperazione e la crudeltà che regnarono a Terezin. Solo quelle mura possono raccontare i fatti e gli avvenimenti che hanno, purtroppo, segnato la nostra Storia; e lo fanno con il loro devastante silenzio.

Alex Giacomoni Classe V E Biologico

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Ed io cammino qui, nella polvere

Ho già visto un campo di concentramento prima di Terezin ma, forse per il cielo grigio o il vento freddo di quella mattina, ho provato qualcosa che non ho sentito negli altri. E’ difficile da spiegare; le parole non sono sufficienti e io non sono un poeta in grado di trasmettere emozioni con la carta e l’inchiostro.
Quella mattina, la sensazione di muovere i miei passi proprio dove li avevano mossi persone con il terrore della morte nelle ossa mi faceva provare una pesante sensazione di bruciore nello stomaco. “Ora non soffrono più”, mi dicevo come magra consolazione, “sono morti, sono lì nelle fosse comuni davanti a me”…Solo alcuni però…”e gli altri?” Bruciati nei forni crematori.
“Ed io cammino qui, nella polvere, e probabilmente le ceneri dei loro corpi sono ancora nell’aria, mescolate con questa polvere che respiro mentre mi muovo tra le mura di questo campo di concentramento”.
Ho trattenuto il respiro quando sono caduto su questo pensiero, non sopportavo l’idea di respirare quella polvere! L’odio degli uomini ha trasformato in polvere altri uomini: sono terrorizzato da questo.
Bisogna ricordare, dicono, ricordare le vittime dell’odio. Io nel mio piccolo porterò per sempre le sensazioni che ho provato quella mattina e il mio ricordo sarà la goccia nel mare dell’esistenza che non permetterà mai che la polvere di quei giorni venga dimenticata.

Alessandro Danieli  Classe V E Biologico

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Senza titolo

Foto di Barbara Dell'Orco

Sento ancora i passi e le urla delle vite rinchiuse qui.

Darei la mia anima per cancellare il loro passato.

I miei occhi toccano le loro prigioni,
non oso allungare la mano: ho paura di portare con me il dolore,
sangue che cola dal mio cuore.

Sento l’odore pungente della morte
portato dal vento gelido che a lungo ha pungolato i poveri corpi scoperti.

Vedo i volti dei loro aguzzini,
ariani algidi e fieri,
assassini dalla bocca ghignante e dalle mani sanguinanti;
non loro il sangue
no,
ma di infiniti bambini, donne, vecchi, uomini,
Ebrei,
tutti figli di un dio che li ha abbandonati,
che ha abbandonato tutti e tutto di Terezìn
perché nemmeno lui ha avuto la forza di amare.

Emma Pellegrini  Classe V B biologico

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