Pensando nel campo di prigionia di Terezìn

I muri parlano:

sussurrano, a chi vuole ascoltare, cosa è stato.
Io mi nascondo
per eludere la verità dolorosa
di quella voce flebile e stanca,
di quel suono che tocca l’anima.

I miei occhi vedono (o immaginano?) la marcia di troppi invisibili,
tra il dolore e il gelo
tra la terra e il cielo.

Salvali! Un urlo silenzioso sgorga da dentro il mio cuore,
mentre secche lacrime scorrono non viste;
segnano un viso che mai ha provato quello che vede,
eppure è lacerato come se l’avesse vissuto sempre.

Qualcuno è sopravvissuto:
Ragione consolatrice!
Fuggi da me, disumana saggezza umana,
tu che non puoi sentire,
tu che ami e odi allo stesso modo.

Emma Pellegrini    Classe V B biologico

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