Notizie archiviate in > bambini

Giochi

Buona notizia! Domani si gioca!
Giochi per bambini che dentro non lo sono più
giochi per gusci di bambini
giochi di facciata.
Bisogna sorridere e mostrarsi contenti
ma il freddo nell’anima
non fa sbocciare sorrisi.
Solo i fiori sbocciano,
tanti fiori per l’occasione
tanti clown appesi a steli sottili.
Oggi si gioca
oggi è il mio ultimo giorno
domani sarò soltanto un ricordo

I fiori non smetteranno di sbocciare,
lontano dal male, lontano da qui.

Giulia Cantarella Classe V B Biologico

Condividi su >
Facebook Twitter Pinterest Tumblr

Ora, sulle fosse comuni, cresce un albero di mele

Ora, a Terezin, sulle fosse comuni, cresce un albero di mele.
Da vita la vita, dicono.
Il silenzio del campo di concentramento nasconde il rumore dell’olocausto, delle grida, mute, delle migliaia di innocenti che furono uccisi senza pietà.
E’ difficile spiegare il brivido che ti assale quando immagini i bambini felici delle SS che ridono nuotando nella piscina poco lontano dai patiboli e dalle fosse comuni, che ora sono diventate delle colline erbose.

Foto di Barbara Dell'Orco

Le celle, le camerate, i forni: sono tutti testimoni silenziosi di quella che è stata una delle più alte dimostrazioni di crudele stupidità dell’uomo moderno.
Sembra tutto così lontano, come se appartenesse ad un altro mondo; e invece non è trascorso nemmeno un secolo.
NON BISOGNA DIMENTICARE
Solo la visita di questi luoghi può far comprendere veramente cosa furono la disperazione e la crudeltà che regnarono a Terezin. Solo quelle mura possono raccontare i fatti e gli avvenimenti che hanno, purtroppo, segnato la nostra Storia; e lo fanno con il loro devastante silenzio.

Alex Giacomoni Classe V E Biologico

Condividi su >
Facebook Twitter Pinterest Tumblr

… e l’anima si congela

“La violenza contro le masse, mai potrà eliminare il male” Gandhi

Sono di fronte alle immagini raccolte nel museo adiacente al campo di concentramento di Terezin; incredula e come vuota di pensieri.

Mi colpiscono gli sguardi perduti dei deportati davanti all’obiettivo della macchina fotografica e in particolare quello di una bambina che, stringendo la sua bambola di pezza, gioca.
L’aria che si respira all’interno del campo è intrisa di dolore e di tristezza ma, nelle foto che testimoniano i fatti accaduti, il terrore che riempie gli occhi di quella gente non riesce a cancellare la speranza di trovare una crepa nella crudeltà di carcerieri che sono ancora persone anche se dimostrano disprezzo. Ci sarà qualcuno che avrà provato pietà?
Un silenzio sovraumano segna l’atmosfera ed è proprio questo che accentua la freddezza del campo; sembra quasi in grado di congelare l’anima dei visitatori. L’unico rumore è il battito del nostro cuore.

Martina Bagnara Classe V E Biologico

Foto di Linda Parisotto

Condividi su >
Facebook Twitter Pinterest Tumblr

I bambini di Terezin

Il rumore dei nostri passi sulla ghiaia rompeva il silenzio che dominava tutto il campo.
La visita a Terezin mi ha fatto provare forti sensazioni. Non riuscivo a non pensare alla sofferenza e agli stenti che dovettero sopportare tutti coloro che furono deportati in quel campo. In modo particolare, ho pensato a tutti quei bambini che sono stati rinchiusi in quel ghetto, strappati all’affetto dei loro genitori. L’unico giocattolo che avevano questi bambini e che nessuno poté portar loro via, era il sogno. Nelle loro poesie e nei loro disegni, il sogno, anche se solo per un momento, si poteva attuare.
Anche sforzandomi, non riuscivo a concepire, e non riuscirò mai a farlo, come la mente umana abbia potuto generare tanto dolore, morte e orrore.
Avevo letto “Il diario di Anna Frank”, “Train de vie”; visto “Schindler’s list”, ma vedere questi luoghi con i miei occhi è stata tutta un’altra cosa.

Francesco Bonollo Classe V B Biologico

Condividi su >
Facebook Twitter Pinterest Tumblr

Theresienstadt

Dopo aver visto campi di concentramento come Mauthausen, ci si aspetta qualcosa di simile ad un luogo dove si senta ancora a pelle l’atrocità della morte, dove rimbombino nelle orecchie le grida strazianti dei prigionieri e dove l’odore della morte saturi ancora l’aria. Quello che si trova a Terezin non è certamente un paradiso, però lì i bambini deportati potevano continuare il loro percorso educativo con lezioni e attività sportive e potevano perfino pubblicare una rivista illustrata completamente prodotta da loro.

Ma di quei 15000 bambini deportati forse solo 150 riuscirono a sopravvivere.
Quello che rende particolare questo campo è la lucida follia con cui fu progettato e amministrato. Addirittura la sua forma, cioè una stella a sei punte, anche se definita in tempi non sospetti, sembra dare spazio e rispetto alla religione ebraica.
La cosa che impressiona e che esprime appieno l’atrocità nascosta del luogo è il tunnel della morte. In esso transitavano i deportati condannati a morte che raggiungevano il patibolo accompagnati dalla dolce melodia suonata dai tanti musicisti deportati come loro.
Un tunnel che sembra terminare in fretta ma che invece non finisce mai. Le sue tenebre inghiottono ancora qualsiasi pensiero positivo e offrono la macabra possibilità di immaginare i momenti drammatici che tutti i condannati a morte hanno vissuto transitando per quel luogo.
Ma le cose che tolgono il respiro sono la calma e il silenzio che regnano in questo luogo. Pare che i deportati ti passino a fianco e nei loro occhi ti sembra di vedere la tragica consapevolezza di andare incontro alla propria morte.
E tu capisci finalmente che l’indifferenza e la negazione sono i mali più pericolosi dell’Umanità e per l’Umanità.

Marco Dal Gazzo Classe V B Biologico

Condividi su >
Facebook Twitter Pinterest Tumblr


Copyright © 2011 - Oltrelombra
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo