Terezin

Il silenzio dominava su tutto e il cielo grigio e cupo pesava sulle nostre teste. A novembre è facile trovare giornate simili, soprattutto a Praga dove l’inverno arriva prima.
Quest’atmosfera, di per sé già triste, era ancor più funerea considerato il luogo dove mi trovavo: Terezin. Terezin è una fortezza trasformata in tempo di guerra in campo/ghetto per ebrei anziani, artisti, bambini e diventata anch’essa, alla fine della guerra campo di sterminio. Terezin conserva ancora oggi molti tristi ricordi.
Appena entrato, osservai molte stanze che si aprivano tutte verso un cortile di ghiaia; la maggior parte di queste erano dormitori con tavolati anche di quattro piani, ma c’erano anche molte celle di isolamento grandi al massimo otto metri quadri.
Un’altra immagine che mi ha colpito profondamente è la forca, posta in un angolo del campo come un oggetto da museo qualsiasi; ma …a quante vite avrà posto fine?.
Due anni prima di Terezin ero andato in visita a Dachau che però mi ha suscitato impressioni completamente diverse. A Dachau non è rimasto molto, delle case si vede solo la forma delle mura, e i pensieri che suscita hanno lasciato impresso in me sensazioni meno forti.
Il pensiero più ricorrente che mi tormentava mentre camminavo per i cortili del campo di concentramento ceco, era il seguente: e se durante la guerra ci fossi stato anch’ io in mezzo a tutte quelle persone di etnie, lingue e pensieri diversi che avrei fatto? Forse vorrei essere ricordato da un ragazzo che, come me, cammina commosso su questi sassi.

Dario Pasqualin  Classe V E Biologico

Foto di Linda Parisotto

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