Theresienstadt

Dopo aver visto campi di concentramento come Mauthausen, ci si aspetta qualcosa di simile ad un luogo dove si senta ancora a pelle l’atrocità della morte, dove rimbombino nelle orecchie le grida strazianti dei prigionieri e dove l’odore della morte saturi ancora l’aria. Quello che si trova a Terezin non è certamente un paradiso, però lì i bambini deportati potevano continuare il loro percorso educativo con lezioni e attività sportive e potevano perfino pubblicare una rivista illustrata completamente prodotta da loro.

Ma di quei 15000 bambini deportati forse solo 150 riuscirono a sopravvivere.
Quello che rende particolare questo campo è la lucida follia con cui fu progettato e amministrato. Addirittura la sua forma, cioè una stella a sei punte, anche se definita in tempi non sospetti, sembra dare spazio e rispetto alla religione ebraica.
La cosa che impressiona e che esprime appieno l’atrocità nascosta del luogo è il tunnel della morte. In esso transitavano i deportati condannati a morte che raggiungevano il patibolo accompagnati dalla dolce melodia suonata dai tanti musicisti deportati come loro.
Un tunnel che sembra terminare in fretta ma che invece non finisce mai. Le sue tenebre inghiottono ancora qualsiasi pensiero positivo e offrono la macabra possibilità di immaginare i momenti drammatici che tutti i condannati a morte hanno vissuto transitando per quel luogo.
Ma le cose che tolgono il respiro sono la calma e il silenzio che regnano in questo luogo. Pare che i deportati ti passino a fianco e nei loro occhi ti sembra di vedere la tragica consapevolezza di andare incontro alla propria morte.
E tu capisci finalmente che l’indifferenza e la negazione sono i mali più pericolosi dell’Umanità e per l’Umanità.

Marco Dal Gazzo Classe V B Biologico

Condividi su >
Facebook Twitter Pinterest Tumblr