I bambini di Terezin

Il rumore dei nostri passi sulla ghiaia rompeva il silenzio che dominava tutto il campo.
La visita a Terezin mi ha fatto provare forti sensazioni. Non riuscivo a non pensare alla sofferenza e agli stenti che dovettero sopportare tutti coloro che furono deportati in quel campo. In modo particolare, ho pensato a tutti quei bambini che sono stati rinchiusi in quel ghetto, strappati all’affetto dei loro genitori. L’unico giocattolo che avevano questi bambini e che nessuno poté portar loro via, era il sogno. Nelle loro poesie e nei loro disegni, il sogno, anche se solo per un momento, si poteva attuare.
Anche sforzandomi, non riuscivo a concepire, e non riuscirò mai a farlo, come la mente umana abbia potuto generare tanto dolore, morte e orrore.
Avevo letto “Il diario di Anna Frank”, “Train de vie”; visto “Schindler’s list”, ma vedere questi luoghi con i miei occhi è stata tutta un’altra cosa.

Francesco Bonollo Classe V B Biologico

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