Un incubo

Un incubo…. questo é solo un bruttissimo incubo, mi ripeto in continuazione.
Sembra ieri quando mi trovavo, sola, nella mia calda cameretta con i miei giocattoli… oggi invece sono in una stretta e lunga stanza, che contiene dei tavolati di legno e un tavolo, assieme a tanti altri bambini come me.
É solo un incubo mi ripeto… ora apro gli occhi e tutto ritorna com’era prima e io mi ritrovo nella mia cameretta.
Apro gli occhi e… sono ancora nella stessa stanza fredda e piena di gente che tenta di trovare un po’ di calore attorno alla piccola stufa uguale a quelle che ci sono in tutte le altre stanze.
La temperatura si sta abbassando sempre di più: inizia a vedersi il respiro quando parliamo e i tetti si vanno imbiancando alle prime gelate notturne. Le foglie cadono secche dagli alberi e la luce del sole è sempre più fioca, debole.
Siamo alle porte dell’inverno.
Ogni tanto sopra alle nostre teste passano alcuni stormi di uccellini che cinguettano liberi.
Libertà.
Io non so più cosa vuol dire essere liberi.
Da quando mi trovo a Terezin non sono più libera. E non sono più una bambina.
Tutti sono controllati dai soldati.
Noi non possono nemmeno giocare o, se ci riusciamo, giochiamo di nascosto con i tasselli del domino costruiti con del cartone trovato in giro.
É un incubo.
Ho freddo e ho fame.
Il cibo che ci viene dato è poco: un pezzo di pane secco e duro e una minestra di bucce di patate.
Mi mancano i buoni pranzi cucinati dalla mamma o dalla nonna e i dolci che faceva il mio nonno pasticcere.
Mi mancano anche le giornate passate a ridere e a scherzare con mamma, papà e tutti i miei fratelli. Qui nessuno sorride.
Chissà dove sono i miei nonni… è da tanto che non li vedo.
É un incubo e io mi voglio svegliare.
É un incubo che fa passare la voglia di vivere.
Nell’aria aleggia un odore acre, odore di morte.
Odori terrificanti, raccapriccianti.
Mi mancano i dolci profumi della mia infanzia, il profumo della crostata appena sfornata, della carne cotta sulle braci dal papà la domenica e il profumo delle mandorle tostate e delle nocciole caramellate.
Ho paura che non li sentirò mai più.
Mamma e papà per confortarmi un po’ mi dicono che tutto questo un giorno finirà e io mi ripeto in continuazione che tutto questo è un bruttissimo incubo.
Ma, malgrado le loro parole, vedo nei volti dei miei genitori la preoccupazione… i loro visi a volte sembrano quasi sfigurati dal dolore e dal terrore di quello che potrà accadere domani.
Ogni giorno mi guardo attorno e vedo che alcune persone non ci sono più… sembra che siano state inghiottite dalla terra.
Ogni tanto, in lontananza, sento degli spari e delle urla… non so da dove arrivino, ma subito dopo sento sempre un urlo di dolore che mette i brividi, che il vento gelido dell’inverno trasporta fino a dove siamo noi…
E io nella mia ingenuità di bambina voglio credere che tutto questo sia solo un incubo….
Gli spari, le urla, la fame, il vento gelido che avanza, il dolore nei volti delle persone, l’aria pesante di morte che opprime ogni speranza di sopravvivenza… solo un incubo.

Giulia Rigoli Classe V B Biologico

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