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La fine più umana (a Terezìn)

Foto di Linda Parisotto

Passo nel lungo corridoio della Morte,

e tra le claustrofobiche mura sento la musica,
le note che accompagnavano l’ennesima vittima
dell’antico simbolo uncinato.

Poi, dopo lungo vagare nella semioscurità,
finalmente la luce.
Ma la marcia non finisce…
Ancora pochi passi … ecco Il doloroso legno
ultimo compagno di molti giusti.
Sento il crepitio della corda tesa allo stremo,
i rantoli secchi della preda,
poi il nulla.

Emma Pellegrini   Classe V B Biologico

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Terezin. Luogo dai mille volti e dai mille inganni

Terezin. Luogo dai mille volti e dai mille inganni.

Disperazione dell’animo dove il cuore si perde nel ricordare,
dove la marcia dei condannati,
lenta e inquietante,
rimbomba lungo i tunnel desolati come zoccoli sulla nuda pietra.
L’aria si riempie di preghiere che cercano un destinatario,
ma si perdono tra le disumane strutture di calce e sangue.
L’erba, impregnata di sudore e di lacrime,
cresce ignara del destino della gente che un tempo la calpestò.
La roccia,
fredda più del ghiaccio, con occhi impietriti dal dolore,
fissa la tetra entrata dell’inferno.

Terezin. Luogo dove un rumoroso silenzio sovrasta le strazianti grida dei morti.

Stefano Zanini Classe V B Biologico

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Pensando nel campo di prigionia di Terezìn

I muri parlano:

sussurrano, a chi vuole ascoltare, cosa è stato.
Io mi nascondo
per eludere la verità dolorosa
di quella voce flebile e stanca,
di quel suono che tocca l’anima.

I miei occhi vedono (o immaginano?) la marcia di troppi invisibili,
tra il dolore e il gelo
tra la terra e il cielo.

Salvali! Un urlo silenzioso sgorga da dentro il mio cuore,
mentre secche lacrime scorrono non viste;
segnano un viso che mai ha provato quello che vede,
eppure è lacerato come se l’avesse vissuto sempre.

Qualcuno è sopravvissuto:
Ragione consolatrice!
Fuggi da me, disumana saggezza umana,
tu che non puoi sentire,
tu che ami e odi allo stesso modo.

Emma Pellegrini    Classe V B biologico

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