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Le celle

La Natura è straordinaria.

Persino qui dove tutto è dolore,
persino qui dove la morte è da sempre presente,
le rondini (sue figlie) hanno edificato i loro nidi.

Volano sui macabri tetti
e dentro,
dove il Passato è più Presente,
volano portando vita ai loro piccoli,
cibo migliore di quello passato di là.

La Natura torna a vivere,
il dolore è stato.

Vorrei essere una rondine
ignara leggera libera,

libera di vivere senza l’ancora della Storia.

Emma Pellegrini   Classe V B Biologico

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Versi ritrovati

Perché un giorno voglio dare luce a ciò che ho in me,
quell’immensità grigia che continua a bussare per chiedere libertà,
cambiamento,
rinascita.

Io so che la sola salvezza, la sola speranza di una vita migliore
è quel cunicolo buio,
unica via verso la pace.

Alessandro 

Vasto deserto geometrico compresso tra mura, nel grigiore della mattina.

Ora capisci, dal piccolo del tuo mondo, che cosa ti avevano sempre raccontato,
che cosa leggevi senza capire, che cosa capivi senza comprendere.

Torme di pensieri speranze sogni paure,
silenzio e dolore
qui vivono ancora
dove ora io cammino.

Arianna 

Fastidioso disagio. Emozioni. Una penosa valanga, minacciosa sopra di me. Il cielo come una coperta che mi dovesse coprire e opprimere al tempo stesso. Tutto, intorno, più cupo.
Tutte queste sensazioni mi hanno accompagnato per l’intera visita a Terezin.
La mia mente affollata di domande. Nessuna di esse ha ancora avuto una risposta.

Camilla 

La vista sconfina nel tatto durante questo percorso a ritroso nella storia.
L’olfatto è potenziato dal silenzio; c’è un odore particolare: immagini di morte.
Brividi sulla pelle. Centinaia di metri di cunicoli bui, rischiarati da poche e isolate feritoie.
E’ lì che ho capito come dalla mente umana, complessa e geniale, possa scaturire la banalità del male.

Elena 

Silenzio.
Il Campo è deserto. La vita, ormai, ha lasciato le abitazioni, le celle,
ormai da anni.
L’aria, densa come olio, opprime la mia anima.
Ma non sono sola.
Sguardi che non hanno occhi.
Uomini, donne, ragazzi, bambini,
Rimarranno per sempre lì, immobili, ad osservare.
È il nostro ricordo che li tiene in vita
Tutto è immobile,
perfino l’erba è grigia.
Solo un giovane melo, ignaro del passato, cresce nel cortile.
I suoi frutti dorati risplendono, riaccendono la speranza di una vita migliore.

Eleonora 

 E’ qui che il tempo si è fermato.

La volontà di conoscere la storia e il desiderio di scappare dalla crudeltà di questo posto combattono nella mia testa.
Il ricordo brucia, fa male: non è tristezza, è l’odio verso la brutalità dell’uomo.
Continuo a camminare, voglio restare sola … Dov’è l’amore?

Elisabetta 

 Darei la mia anima per cancellare il loro passato.

I miei occhi toccano le loro prigioni,
non oso allungare la mano: ho paura di portare con me il dolore,
sangue che cola dal mio cuore,
di infiniti bambini, donne, vecchi, uomini,
tutti figli di un dio che li ha abbandonati,
che ha abbandonato tutti e tutto di Terezìn
perché nemmeno lui ha avuto la forza di amare,
La Natura.
Persino qui dove tutto è dolore,
persino qui dove la morte è da sempre presente,
le rondini hanno edificato i loro nidi.

Volano sui macabri tetti
e dentro,
dove il Passato è più Presente.

La Natura torna a vivere,
il dolore è stato.

Vorrei essere una rondine
ignara leggera libera,
libera di vivere senza l’ancora della Storia.
I muri parlano.
Io mi nascondo
per eludere la verità dolorosa
di quella voce flebile e stanca,
di quel suono che tocca l’anima.

Qualcuno è sopravvissuto:
Ragione consolatrice!
Fuggi da me, disumana saggezza umana,
tu che non puoi sentire,
tu che ami e odi allo stesso modo.
Passo nel lungo corridoio della Morte,
e sento la musica,
le note che accompagnano l’ennesima vittima
dell’antico simbolo uncinato.

Poi, finalmente la luce.
Ancora pochi passi … ecco Il doloroso legno
ultimo compagno di molti giusti.
Sento il crepitio della corda tesa allo stremo,
i rantoli secchi,
poi il nulla.

Emma 

Novembre.
Senti il vento nelle ossa;
la terra ghiacciata e sopita scrocchia sotto i piedi,
fucili puntati alla schiena.
Un portico, uno spiazzo, la bocca di un tunnel
Allucinazioni, visioni, un’ombra sulle pareti:
la morte che ti accompagna, ti aspetta.
Uno spiraglio di luce, l’ultimo;
il tunnel è finito.
Ti guardano, ti spingono, sei a terra
Alzi gli occhi.
Le vedi, le canne di metallo sulla tua fronte;
guardi negli occhi chi ti sovrasta;
ti chiedi perché hanno scelto te.
Ma è tardi ormai.
Guardi intorno un’ultima volta, vedi il cielo,
scorgi dei rami spogli, immagini il legno fiorito,
immagini rosse mele che pendono.
Immagini.
E poi, più niente.

Giorgia 

 Rannicchiato in un angolo,

abbattendo il freddo
guardando il muro sogno casa,
i fiori, gli alberi, i colori.
Non ci sono più colori qui …
Il grigio inghiotte la vita
Inghiotte il cielo.

Tanti compagni,
tanti visi estranei e familiari:
si potrebbe fare festa.
Invece ci circonda il grigio,
un grigio opprimente
che ti ruba il respiro.
Buona notizia! Domani si gioca!
Giochi per bambini che dentro non lo sono più
giochi per gusci di bambini
giochi di facciata.
Bisogna sorridere e mostrarsi contenti
ma il freddo nell’anima
non fa sbocciare sorrisi.
Solo i fiori sbocciano,
tanti fiori per l’occasione
tanti clown appesi a steli sottili.
Oggi si gioca
oggi è il mio ultimo giorno
domani sarò soltanto un ricordo

I fiori non smetteranno di sbocciare,
lontano dal male, lontano da qui.

Giulia 

Ora siamo in piedi fianco a fianco, mentre la tua ombra attraversa la mia.
Un altro giorno un’altra battaglia e io vivo per cercare di capire.
Non sono l’unica persona con queste cose in mente, ma tutto ciò che ci è concesso di sapere sono le parole rivelate da bocche così piene di bugie
Gli altri vogliono crederci, sperano in qualcosa di migliore.

Ti sei mai sentito come se stessi crollando?
Ti feriscono, ti lasciano fuori al buio.
Vieni colpito e deriso, sei sul punto di crollare e non c’è nessuno lì a salvarti.
Hanno scambiato denaro per delle vite, hanno abusato del loro potere.

Ho visto sangue pelle strappata, corpi gettati, carne mutilata, ossa frantumate …
Devo ripulire tutto
C’è un posto là fuori per noi, più che un sogno o una preghiera.
Quando senti che hai voglia di rinunciare, chiudi gli occhi e prendi la mia mano.
Andiamo in un mondo a cui io e te apparteniamo,
dove la fede e l’amore ci terranno insieme,
dove il tuo cuore sarà libero e la speranza tornerà a vivere.
Quando queste mani rotte torneranno a stringere di nuovo,
troveremo quello che stavamo aspettando
Resisti al fuoco che arde, alla gente che implora:
non c’è tempo per salvarsi.

Oggi qualcosa qui non va: il sole tramonta. La luce mi tradisce.
Ho scritto una lettera. Te l’hanno spedita.
Ma ti è arrivata?

Questa sarà la mia ultima notte qui.
Questa volta prenderanno me. Me lo sento, lo vedo da come mi guardano.
Finirò anch’io inghiottito dal tunnel del non ritorno

Ho scritto per raccontare tutto quello che so.
Il tempo è una cosa preziosa: vedilo volare mentre i secondi passano,
vedilo passare fino alla fine del giorno.
L’orologio segna la vita che passa, il tempo vola fuori dalla finestra.
Ho scritto per ricordare quanto ci ho provato.

Cammino lungo una strada solitaria. Non so dove porti.
Cammino lungo il viale dei sogni sbriciolati dove la città dorme.
Io sopravvivo e cammino da solo accanto alla mia ombra.

C’è silenzio.
Desidero che qualcuno là fuori mi trovi.
Penso a quale posto apparterrò, tra quali braccia, in quale casa approderò.

Sto tornando.
Di’ al mondo che sto tornando, lascia che la pioggia lavi via tutto il dolore di ieri.
Me ne vado da questo inferno.
Non mi sono mai sentito così forte, come se non ci fosse niente che io non possa provare.
Voglio guarire, voglio provare sensazioni
Mandar  via il dolore che mi ha accompagnato fino ad ora.
Cancellare tutto per poi disegnare una vita da poter vivere.

Giulia 

 Luogo dai mille volti e dai mille inganni.

Disperazione dell’animo dove il cuore si perde nel ricordare,
dove la marcia dei condannati,
lenta e inquietante,
rimbomba lungo i tunnel desolati come zoccoli sulla nuda pietra.
L’aria si riempie di preghiere che cercano un destinatario,
ma si perdono tra le disumane strutture di calce e sangue.
L’erba, impregnata di sudore e di lacrime,
cresce ignara del destino della gente che un tempo la calpestò.
La roccia,
fredda più del ghiaccio, con occhi impietriti dal dolore,
fissa la tetra entrata dell’inferno.

Terezin. Luogo dove un rumoroso silenzio sovrasta le strazianti grida dei morti.

Stefano

La malvagità umana racchiusa in una stella fortificata.
Ho paura.
L’unico mondo che ricordo.

Valentina 

 

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